INFO GENERALI

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La Perla Nera del Mediterraneo

Con la sua superficie di 83 kmq, un perimetro di 51.5 km ed i suoi 836 m di altezza è la più grande tra le isole circum-siciliane e la quinta italiana dopo Sicilia, Sardegna, Isola d’Elba e l’Isola di S. Antioco. Al centro del Mediterraneo, a circa 67 Km dalle coste tunisine ed 85 Km dalla Sicilia, un cratere vulcanico si eleva per 2000 m dai fondali del Canale di Sicilia. Isola vulcanica originatesi dalle fratture del rift del Canale di Sicilia, succedutesi nel tempo e sovrappostesi tra loro, figlia di un’era geologica più recente rispetto alle altre isole del Canale di Sicilia, le cui origini vengono fatte risalire a diversi periodi del Mesozoico.

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Terra e Tradizioni

I suoi 7500 abitanti conservano l’unicità dell’isola dentro di loro e con loro le tradizioni che ancora oggi vengono tramandate da generazioni.
La cultura isolana ha radici profonde nel passato, ne troviamo vivida testimonianza nei suoi dammusi, frutto di maestranze secolari.
Ma le più famose testimonianze le ritroviamo nell’agricoltura e nei suoi rinomati prodotti.
Vino, passito, capperi e una quantità infinita di altri prodotti figli della tradizionale cucina contadina, capace di piatti unici, come tutto ciò che scoprirete a Pantelleria.

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Storia

Le prime testimonianze di civilizzazione sull’isola di Pantelleria risalgono a ben 5000 anni fa.
Furono i Sesioti, attirati dalla preziosa ossidiana, l’oro nero del tempo, che nel III millenio a.C. affrontarono il viaggio sino a Pantelleria e vi si insediarono. Ancora oggi potrai ammirare i resti delle loro ciclopiche opere murarie, un muro alto 8 metri che si estende per ben 200m a difesa del loro villaggio.
Ma le testimonianze più impressionanti rimangono i Sesi, maestosi monumenti funerari interamente costruiti in pietra lavica. Dopo il misterioso abbandono dell’isola da parte dei sesioti fu la volta dei Fenici, che trasformarono l’isola in una importante base commerciale con Cartagine. In questo periodo Pantelleria iniziò perfino a battere moneta, tale fu il livello di autonomia politica, che permise all’isola di vivere un periodo di gloria e prosperità.
Con l’aumento della popolazione, la produzione agricola si intensifico e fu proprio in questo periodo che si sviluppo la vite ad alberello. Oggi patrimonio dell’umanità, riconoscimento conferito alla tecnica agricola dall’UNESCO nel giugno 2014. Ai Fenici si sostituiranno i Romani, che però non colonizzeranno l’isola, ma si limiteranno ad occuparla militarmente. La testimonianza più importante di questa occupazione sono due teste in marmo raffiguranti Giulio Cesare e Agrippa Minore, risalenti probabilmente alla prima metà del I secolo d.C. Il florido periodo romano durò sino alla crisi dell’Impero, nel 439 Pantelleria diventa meta di conquista per i Barbari, o Vandali. Per continuare a conoscere la travagliata storia dell’isola di Pantelleria consulta il nostro e-book gratuito dedicato all’isola di Pantelleria.

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Clima

Anche il clima mediterraneo dell’isola di Pantelleria conserva delle unicità che la differenziano dalle altre isole del Canale di Sicilia.
Inverni miti, con temperature tra i 9° ed i 14°, si contrappongono a calde ed assolate estati dove la temperatura media raggiunge i 25°. Caratteristica peculiare dell’isola sono i forti venti che la accompagnano per più di 300 giorni l’anno e che ne modella la morfologia, le colture e perfino gli umori della gente.
Forse proprio per questo fu affibbiato a Pantelleria il nome “bent el rhia”, figlia dei venti, che ancora oggi in molti affiancono all’isola, pur non trovandosi nessuna testimonianza storica di questo nome. I venti che spirano da Nord sono predominanti e determinano perturbazioni nella parte settentrionale, soprattutto in inverno. I venti da levante, invece, sono più frequenti in primavera, mentre quelli caldi da sud spirano spesso con notevole violenza determinando, soprattutto nel periodo primaverile, notevoli stress alle colture.
Infine è da menzionare il ghibli, vento del deserto, che saltuariamente raggiunge l’isola trasportando con se vere e proprie piccole tempeste di sabbia rossa.
Per quanto riguarda la pioggia, si alternano anni di prolungata siccità ad anni di benefica abbondanza, in media 350 mm annui.

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Flora

Possiamo dividere la flora selvatica dell’isola di Pantelleria in quattro diverse tipologie:

– Il Bosco Sempreverde:
Costituito da Pini Marittimi di Aleppo e Lecci, si estende nella zona da Montagna Grande fino al Monte Gibele e nella parte Sud-Est da Cuddia Attalora sino a mare formando la pineta di Dietro l’Isola.

– La Macchia Foresta:
Composta da arbusti come l’Erica Multiforme, la Ginestra Selvatica ed il Lentisco, soprattutto nella zona di Khaggiar.

– La Gariga:
Degradazione della Macchia Foresta dove oltre a molti arbusti troviamo specie resistenti all’aridità quali il rosmarino ed il finocchio selvatico.
Ne troviamo esempi nella zona di Sataria e di Punta Formaggio.

– La Steppa Mediterranea:
Costituita da vegetazione di tipo erbaceo è presente, oltre che nei terreni degradati, lungo la costa ed all’interno dell’isola. Si tratta di piante che chiudono il loro ciclo vegetativo prima dell’estate dando quindi all’ambiente il caratteristico aspetto dei paesaggi steppici. Zone caratterizzate da questo tipo di vegetazione sono Punta Tre Pietre e la località Arenella.

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Economia

L’economia dell’isola di Pantelleria è storicamente basata sull’agricoltura ed i suoi prodotti tipici che anticamente venivano commerciati con l’intero Mediterraneo.
Tra i quali ricordiamo le lavorazioni in ossidiana (l’oro nero dell’epoca) e terracotta.
La coltura simbolo dell’isola è rappresentata, senza ombra di dubbio, dallo Zibibbo, giunto sull’isola dalla Mesopotamia ed oggi divenuta predominante.
Seppur meno note, le altre produzioni tipiche isolane conservano l’unicità del luogo. Tra le più importanti non possiamo non ricordare il Capparis Spinosa, una delle qualità più pregiate al mondo di cappero, coltivata a Pantelleria nella sua tipologia senza spine.
Altra rinomata coltura dell’isola è l’ulivo, potato radente al suolo, per proteggerlo dai venti ed evitare che il prodotto cadendo a terra si rovini. La raccolta viene effettuata a mano durante le prime settimane di novembre.
A queste colture vanno aggiunti gli alberi da frutto, in particolare agrumi, piantati rigorosamente vicino ai muri di recinzione dei terreni o addirittura all’interno dei caratteristici “Jardini panteschi”, grandi giardini interamente dedicati alle singole piante.
Gli arabi erano soliti consumare anche i fichi, che oltre ad essere consumati freschi vengono essiccati al sole e conservati per l’inverno, con foglie di alloro, dopo essere stati intinti nel vino cotto.
Solo negli ultimi anni l’isola sta scoprendo la sua vocazione turistica.
L’isola sta diventando una meta rinomata facilmente raggiungibile e oggi offre a tutti la possibilità di visitare un paradiso ancora incontaminato al centro del Mediterraneo.